Email:fiorealb@tin.it

La storia

Fu anticamente denominata Reghinna, detta Major per distinguerla dalla vicina Minori Reghinna Minor Sulla sua origine esistono diverse ipotesi: secondo Strabone e Plinio, Maiori sarebbe stata fondata dal condottiero etrusco Reghinna, che diede nome al torrente e alla città. Altri autori, invece, vorrebbero far risalire il nome alla dea Maia, madre di Mercurio. La fondazione di Maiori viene attribuita da alcuni studiosi agli Etruschi presenti nella zona fin dal VII sec. a. C., come testimoniano le radici tosco-etrusche  del dialetto locale. Altri ancora ne fanno risalire l'origine al periodo greco del IV sec a. C.I primi abitanti di cui si ha notizia, sono i Piceni che furono confinati nel III sec. a.C. dai Romani. Maiori, dopo la caduta dell'Impero Romano, fu distrutta e saccheggiata nell'839 dal longobardo Sicardo, i paesi furono messi al sacco e gli abitanti tratti schiavi in Salerno. Riottenuta la libertà nell'842, gli abitanti ricostruirono la città, ampliando le fortificazioni e costruendo un grande castello di rifugio, in località Thoro, da cui il nome di Thoro Plano. In questo periodo vennero erette due linee concentriche di mura a difesa della città: la cinta esterna, detta Baluardo di S. Sebastiano, andava dalla Rocca di Sant'Angelo, alle Pendici del monte Torina (ad Ovest), fino al Brusario (ad Est). La muraglia, intervallata da sei torrette circolari, si apriva sulla spiaggia con tre grandi porte dotate di ponte levatoio su un fossato che, in caso di necessità, veniva inondato deviando il corso del Reginna. Centro nevralgico dei traffici commerciali della Repubblica Amalfitana, nata nel Dicembre 839, Maiori fu importante sede dell'Ammiragliato della dogana, dell'Arsenale e del Fondaco del sale. Divenne ricca ed opulenta, quindi spesso vittima di scorrerie e saccheggi. Fu poi sottomessa dai Normanni e, nel 1135, i Pisani, approfittando dell'assenza di Ruggiero conte di Sicilia, misero a ferro e a fuoco tutta la costa trafugando tesori pregevoli; due anni dopo demolirono il Baluardo di S. Sebastiano e la Rocca di S. Angelo. Nel 1138 Ruggiero riconquistò gli stati perduti, e fondò il Regno di Napoli, annettendo le terre dello stato amalfitano. Queste passarono, quindi dagli Svevi (1197) agli Angioini (1266), agli Aragonesi (1342).           
Nel 1306, Maiori fu donata da Carlo D'Angiò alla moglie Maria. Sotto Alfonso II d'Aragona lo stato amalfitano passò ai Piccolomini, che vendettero il feudo per debiti contratti. Nel 1468 Ottavio Piccolomini senza tener conto del riscatto, ottenne la reinvestitura dello Stato. I comuni ricorsero al Vicerè di Napoli e il Piccolomini fu costretto a pagare una forte somma per riavere l'investitura, così tutti i paesi della Costiera vennero nuovamente annoverati al Regio Demanio seguendone le sorti sino all'avvento della Repubblica Italiana. Nel 1528, gli Angioini e gli Spagnoli si scontrarono in una terribile battaglia al largo di Capo D'Orso, durante la quale la Spagna perse oltre mille uomini. La potenza spagnola ne uscì comunque vittoriosa inaugurando la sua secolare dominazione. I Vicerè   spagnoli allestirono lungo le coste un imponente sistema difensivo, che purtroppo non servì a respingere il terribile pirata Barbarossa che nel 1558 saccheggiò i centri costieri deportando molti abitanti come schiavi.La tradizione vuole che durante la tratta, alcuni Maioresi votati alla Madonna, riuscirono a fuggire, quindi una volta di nuovo in patria edificarono l'edicola ancor oggi conosciuta come S. Maria delle Catene. Nel 1735 e nel 1773 si abbatterono sulla città violentissime alluvioni e solo grazie all'intercessione di S. Maria a Mare furono evitate ulteriori distruzioni. In suo onore ogni anno, la terza domenica di novembre, se ne celebra il Patrocinio. Il 25 ottobre 1954 una immane alluvione colpì la Costiera Amalfitana : a Maiori  il Reginna straripa inondando e spazzando via gran parte del centro cittadino e con esso la parte più antica di Maiori.

maiori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da visitare
 


Collegiata di S. Maria a Mare  

Sorge sul monte Torina, sui resti della Rocca di S. Angelo distrutta dai Pisani nel 1137. Deriva alla cappella interna dedicata a S. Michele Arcangelo scampata alla distruzione nel XIII sec., opportunamente ristrutturata e convertita in Basilica per ospitare la statua della Vergine miracolosamente ripescata dalle acque, da cui prende il nome. La preziosa statua policroma, in legno di cedro del Libano, raffigurante la Madonna con il Bambino, di stile bizantino, è il tesoro più importante conservato sull'altare maggiore nel Santuario. Trafugata da Costantinopoli, fu gettata in acqua per alleggerire il carico di un bastimento durante una tempesta. Spinta dalla corrente giunse sulla spiaggia di Maiori nel 1204, in una balla di cotone, ove fu rinvenuta dai pescatori i quali le diedero il nome di S. Maria “a mare”. Da allora ogni anno, il 15 di Agosto, si svolge una processione in Suo onore, durante la quale abili pescatori riportano la statua in chiesa correndo su per la Scala Santa a simboleggiare la Celeste Assunzione. La Basilica di Santa Maria a Mare ha subito nei secoli diverse trasformazioni fino al 1836, anno in cui l'architetto Pietro Valente le conferì l'attuale disposizione trinavale. La  navata centrale presenta uno splendido soffitto a cassettoni dorati del 1529; la facciata si apre sulla Scala Santa che la unisce alla P.zza D'Amato. Nella cripta duecentesca del Santuario, dove sono conservate le spoglie di S. Clemente Martire, si può ammirare una autentica opera d'arte: il prezioso Paliotto d'alabastro del XV sec., di fattura gotica, con figure sacre a bassorilievo d'inestimabile valore sia storico che artistico. Degne di essere menzionate sono la cupola ad embrici maiolicati gialli e verdi ed il campanile quadrangolare ricavato dall'unico torrione superstite dell'antica rocca. Tra le altre opere d'arte custodite nella Basilica ricordiamo la collezione di codici miniati di Canto Fermo, un reliquiario in ebano intarsiato d'avorio della fine del XIV sec., e gli antichi arredi pontificali, tra cui una mitra ornata di gemme, la croce per le processioni e due piviali di velluto.


Castello di S. Nicola de Thoro-Plano 

La rocca, che sormonta la città di Maiori, fu eretta, sulla collina del Ponticchio, nel IX sec. a salvaguardia dalle scorrerie longobarde. Durante il periodo della Repubblica la roccaforte fu utilizzata come ultimo sostegno in caso che i bastioni eretti a valle fossero abbattuti. Nel XV sec. il castello è stato ristrutturato ed ancora oggi è possibile ammirarlo in tutto il suo splendore proprio come all'epoca. La pianta è a forma di poligono irregolare con un perimetro di circa 550 m . che si estende su di una superficie di 7500 mq.; ancora visibili le mura, con spalti e contrafforti, sulle quali sono collocate a distanza nove torrette semicircolari. Infine ancora intatto è l'interno estremamente ampio che ospita casolari, magazzini, cisterne e la piccola chiesetta dedicata a S. Nicola da cui deriva il nome del castello.


Santuario dell'Avvocata  

Situato a circa 900 m d'altitudine sul monte Falerzio si erge sui ruderi dell'antica chiesa e sulla piccola cappella dentro la grotta, con il grande campanile grigio. La sua origine risale ai primi del ‘500, quando Gabriello Cinnamo, un pastore del luogo, guidato da una mistica colomba scoprì la grotta dove gli apparve la Madonna che gli chiese di erigere un altare ed in cambio gli sarebbe stata Avvocata. In seguito, vestito l'abito romito, Cinnamo fece costruire anche la chiesetta dedicata a S. Maria de la Vocata. Nel 1663 vi si stanziarono i frati Camaldolesi, fino al 1807, mentre in seguito l'eremo divenne avamposto militare, poi distrutto nel 1848 da un incendio. Solo nel 1892, grazie ad un muratore devoto che restaurò l'altare nella grotta, si recuperò il culto. Su quest'altare è posto un quadro che riproduce il sogno di Gabriello Cinnamo, mentre la cappella, protetta da un'inferriata lavorata nel particolare, è affrescata sul frontone e sotto la volta dell'altare con la Cena degli Apostoli circondati da angioletti. Il lunedì dopo Pentecoste, si svolge nel Santuario la processione di mezzogiorno con la statua della Madonna, coperta da una pioggia di petali gettati dai fedeli che giungono da ogni parte della provincia di Salerno. 


S. Maria de Olearia

Lungo la strada costiera, a circa 3 Km . da Maiori, nei pressi di Capo d'Orso, in un'imponente grotta naturale, vi è il complesso monastico di S. Maria de Olearia, antichissimo insediamento risalente al 973. Fu probabilmente edificato come dimora di un eremita il quale visse a lungo nell'antro fabbricando cesti di vimini che venivano venduti ad Amalfi. Il nome del complesso deriva dagli uliveti che coprivano tutto il pendio fino al mare o forse da un frantoio che vi si trovava. Nel 1088 il papa concesse il monastero in dotazione all'Abbazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni; Tauro fu il primo Abate le cui spoglie sono ancora conservate nella prima cappella. E' impensabile, quale patrimonio, sia architettonico che pittorico, sia racchiuso in questi resti monastici del primo Medioevo.Attualmente la struttura presenta tre cappelle sovrapposte: il locale più antico è posto al livello inferiore, interamente nella roccia, con le pareti affrescate con immagini della Madonna ,S. Paolo e S. Giorgio. Il secondo locale, strutturato a due navate con una colonna centrale, presenta affreschi del XI sec. attribuibili a Leone Amalfitano, monaco benedettino di Montecassino. Infine l'ultima cappella, collegata alle altre da piccole scale, è affrescata con episodi della vita di S. Nicola di Nera, ed è caratterizzata da numerose firme incise si muri dai devoti pellegrini che l'hanno visitata nei secoli; alcune scritte in greco, con la data 1475, testimoniano i legami tra la costa d'Amalfi ed il mondo bizantino anche molto tempo dopo la scomparsa della Repubblica marinara. La parte più suggestiva del cenobio è il sagrato, affacciato sulla terrazza vero il mare, protetto dalla volta naturale costituito dalla roccia, con vegetazione mediterranea. 


San Giacomo a Platea

La chiesa, situata nell'omonima piazza sul lungomare, fu eretta nel XIII sec. unificando i resti delle antiche chiese di S. Giacomo Maggiore, S. Andrea e S. Tecla. L'edificio è a pianta rettangolare con volte a botte: sull'altare è esposta una pala raffigurante la Madonna di Porto Salvo, mentre ai lati si possono ammirare due statue settecentesche degli apostoli Filippo e Giacomo Minore. L'abside, recintato da una balaustra rinascimentale, ospita, in due nicchie parallele, i due busti di S. Giacomo Maggiore ( a sinistra) e di S. Girolamo (a destra). 


Chiesa e Convento di S. Francesco

La chiesa a tre navate, edificata nel 1405, sorge all'estremità occidentale della città di Maiori sui resti dell'antica cappella della Madonna del Soccorso. L'attuale facciata, realizzata nel 1938, presenta sul grande portale tardo-cinquecentesco l'effigie in ceramica di S. Francesco, mentre internamente lungo le pareti si susseguono numerose cappelline patronali di famiglie patrizie locali tra cui risaltano quella dei Mezzacapo- Staibano con splendide decorazioni cinquecentesche e quella degli Imperato eseguita in finissimo marmo. Numerosi sono i tesori custoditi nella chiesa tra cui un coro in legno di noce e pannelli attribuiti alla scuola di Sabatini, la statua cinquecentesca della Madonna del Soccorso opera del Laurana, ed infine una statua di S. Francesco risalente al 1598. Inoltre famosi sono i quadri conservati presso la pinacoteca del convento fra i quali degni di nota sono: l'incoronazione della Vergine e SS. Antonio e Bernardino di Giovanni di Gaeta, Il Calvario della scuola Fiamminga del XV sec., l'Ascensione del tedesco D'Errico, ed il settecentesco dipinto raffigurante Lo Spirito Santo adorato dagli angeli della Scuola Napoletana. 


Castello di Miramare

Il castello fu eretto nell'800 ad opera dell'antica famiglia maiorese Mezzacapo da cui prese il nome, fu infatti detto anche “Castello Mezzacapo”. Fu proprio il marchese Mezzacapo ad ideare la sua forma particolare prendendo spunto dal disegno su una scatola di fiammiferi. Il caratteristico castello a tre piani, attualmente in restauro, mostra tre torrette cilindriche a guglia conica sugli spigoli della facciata e dietro l'edificio, esso sorge a ridosso della dell'antica torre dell'Annunziata che campeggia davanti all'ingresso principale. 


Palazzo Mezzacapo  


La stessa nobile famiglia maiorese dei Mezzacapo ristrutturò completamente il palazzo risalente alla prima metà dell'800, attuale sede degli uffici comunali. La stanza più sfarzosa è certamente il salone del Consiglio Comunale, in cui tra gli specchi e gli stucchi dorati, risalta il soffitto affrescato con il Trionfo degli Olimpici, su cui si possono ancora notare i buchi delle pallottole testimonianza dell'occupazione alleata. Singolari ed incantevoli sono i giardini interni a forma di croce di Malta, circondati da viali coltivati a roseti ed arricchiti da grandi vasche interrate e comunicanti attraversate strategicamente da una diramazione del Reginna.


Torri Costiere Maiori 

Possedeva ben nove torri d'avvistamento in costante contatto tra loro: di giorno comunicavano esponendo diverse bandiere, mentre di notte facevano uso del fuoco. Inoltre, in caso di pericolo, dalla torretta che per prima aveva avvistato l'attacco nemico, partivano dei messi a cavallo detti “cavallari” per avvisare le città vicine. Proprio prendendo spunto da questi personaggi così importanti, le varie torri, disseminate lungo tutta la costa, furono dette anche “torri cavallare”. Percorrendo il litorale nelle vicinanze di Maiori si scorgono numerose torri, come la Torre dell'Annunziata, detta Torricella, tra Maiori e Minori, costruita nel 1563 ed incorporata al Castello Miramare, durante l'800. Dal lato opposto si erge ancora intatta la Torre dell'Angolo, detta anche “Torre delle Formicole”, nota oggi come Torre Normanna, in cui si trovavano due cannoni in bronzo con lo stemma della città, che, dopo essere stati rubati nel 1758 durante il governo borbonico, furono portati e conservati a Napoli, presso Castel S. Elmo. In località Capo d'Orso si possono ancora ammirare i resti di una torretta circolare, oltre quelli della Torre del Tumulo, dove furono seppelliti i corpi di mille soldati durante la battaglia di Capo d'Orso del 1528. Ricordiamo ancora le torri Acquarulo in località Salicerchie e Sanspirito in località Badia. 


Chiesa di S. Pietro in Postula  

La chiesa, sorta sui resti di un tempio greco, fu costruita nel IV sec. con pianta a croce latina. Oggi allocata nella piazzetta medievale al centro dell'omonima borgata, conserva la splendida statua dell'Apostolo Pietro in una nicchia sulla parete sinistra. 


S. Nicola de' Cicerali  

La chiesa fu eretta nel 1362 come cappella gentilizia della famiglia Franconio, ma in seguito fu acquistata dalla famiglia Citarella il cui casato è ricordato dallo stemma posto sul portone d'entrata e sull'altare. La famiglia Citarella fece costruire il palazzo adiacente da cui, attraverso una finestra interna ricoperta da una grata dorata, si poteva assistere alle messe celebrate nella chiesa. Quest'ultima, strutturata a pianta quadrata con volte a vela, conserva sull'altare una statua della Madonna Addolorata ed un quadro di S. Nicola coi bambini della botte, risalente al XVIII sec. 


Grotta dell'Annunziata 

In seguito ad un violento terremoto circa nel XII sec. si fendé la roccia portando alla luce questa suggestiva grotta, attraverso la quale, ancora oggi, si può raggiungere un laghetto d'acqua dolce al di sotto del livello del mare. La cavità fu adibita ad ospedale nel XIV sec. dalla corporazione dei pescatori, i quali vi eressero anche una piccola chiesa dedicata alla loro protettrice, la Vergine SS. dell'Annunziata. Purtroppo nel XVII sec. una devastante mareggiata distrusse tali costruzioni risparmiando solo poche mura affrescate dalle immagini della Madonna che accoglie i pescatori. 


Chiesa e Convento delle Suore Domenicane 


Il Convento, consacrato a S. Chiara, destinato alla clausura delle giovani maioresi, fu eretto dagli Staibano nella prima metà del XVI sec., ma in seguito affidato alle Suore Domenicane di Pompei che vi istituirono un asilo infantile ed una scuola elementare. Le suore di clausura potevano seguire le messe, celebrate all'interno della chiesa, sedute in un coro ligneo, dietro finestre protette da grate dorate situate sotto la volta. La chiesa, dedicata a S. Maria di Costantinopoli, è a pianta rettangolare con volte a botte unghiata, affrescata con i Cinque Misteri; sull'altare scolpito in marmi policromi, spicca un trono ligneo sul quale campeggia la magnifica Madonna di Costantinopoli, attribuita a S. Luca. Tutto il santuario è impreziosito da notevoli dipinti tra cui l'affresco raffigurante La moltiplicazione dei pani e dei pesci presente sulla parete dell'entrata, La Smaritana al pozzo  alla destra dell'altare, o ancora i magnifici quadri seicenteschi situati lungo le pareti della chiesa effigianti i Santi Francescani. 


Convento e Chiesa del SS. Rosario (S. Domenico)  

Il nobile maiorese Russo, nella seconda metà del XVII sec., fece costruire il convento come ex-voto, l'immagine del Russo che riceve dalle mani del Bambino Gesù la Corona del SS Rosario può ancora essere ammirata come affresco sul portale della chiesa in stile barocco. Sede delle cattedre di Filosofia, Teologia, Matematica e Filologia, il

convento fu amministrato dai Domenicani, ma in seguito, nel 1809, furono sospesi gli insegnamenti a causa delle leggi eversive. Per tale ragione esso fu trasformato in carcere, poi in pretura ed infine in ospedale per gli alleati nel 1943, fino al definitivo danneggiamento durante il terremoto del 1980. Di particolare interesse, oltre alle vecchie celle di reclusione, gli affreschi del “costaiolo” Gaetano Capone risalenti al 1895.

 

 

 

Il territorio e le sue bellezze

Maiori, incantevole località climatico - balneare, si affaccia sulla più bella ed ampia spiaggia della Costiera Amalfitana sullo sfondo del Baluardo di S. Nicolò de Thoro Plano.
E'  l'antico luogo della "figiakastra" come ebbe a scrivere nel 1861 Ferdinand Gregorovius  per la tanto romantica solitudine che incontra chi si addentra in questi monti, scaturenti fresche e limpide acque. Maiori rappresenta una delle prestigiose "perle" turistiche della Costiera Amalfitana, qui, ancora oggi, l' economia si basa sulla spiaggia, tanto che, nel 1861 Ferdinand Gregorovius scrisse: "le spiagge di Maiori e di Minori sono quanto di più evidente c'è in questo golfo, da Salerno ad Amalfi e Sorrento... Non ho veduto luoghi più graziosi......"